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21/7/1921

21-luglio-01

"21/7/1921"

...la chiamavano estate...

con Antonio Bertusi e Matteo Procuranti
e con Bianca Bertusi, Teresa Direnzo, Tania Sabinos, Giulia Signorini, Marta Sinacori
e la partecipazione di Anna Crudeli
drammaturgia e regia Virginia Martini
con la collaborazione tecnica di Francesca Corchia e l'assistenza alla regia di Sabine Bordigoni
una produzione BlancaTeatro e ANPI Sarzana con il contributo del Comune di Sarzana

 

ATTORE 1: Non mi ricordo
ATTORE 2: Non ti ricordi?
ATTORE 1: No
ATTORE 2
: E come ti chiami lo ricordi?
ATTORE 1: Sì
ATTORE 2: E quando sei nato lo ricordi?
ATTORE 1: Sì, d'estate.
ATTORE 2: E quando sono nato io?
ATTORE 1: D'inverno.
ATTORE 2
: E il resto no?
ATTORE 1: Non credo
ATTORE 2: Che mestiere fai lo sai?
ATTORE 1: Certo
ATTORE 2
: E che mestiere faccio io?
ATTORE 1: Lo stesso.
ATTORE 2: Bene. Allora cominciamo.
ATTORE 1: Da cosa?
ATTORE 2
: Dall'inizio. L'Italia.
ATTORE 1: È una repubblica basata..
ATTORE 2: L'Italia è un regno che si estende dalle Tremiti fino a Fiume con un buco bianco in mezzo che si chiama Vaticano.
ATTORE 1: In Italia ...?
ATTORE 2: Si canta si ride l'amore si fa?
ATTORE 1: Ci si spara, si fa la fame , ci si ammazza, si patisce..

 

I FATTI
Il  21 luglio del 1921 una spedizione armata di circa 500 camicie nere capeggiata dal fiorentino Dumini, esecutore materiale nel 1924 dell'assassinio di Matteotti, giungeva a Sarzana dalla vicina Carrara per portare a termine un'azione punitiva. Il pretesto della missione consisteva nell'ottenere la scarcerazione di 12 fascisti arrestati  per aver compiuto pochi giorni prima omicidi e devastazioni contro la popolazione della Lunigiana. L'obiettivo politico dell'operazione era la rimozione delle istituzioni democratiche  di Sarzana, ultimo comune della zona ad amministrazione socialista che
21-luglio-04compattamente resisteva alle provocazioni fasciste. Arditi del popolo, socialisti, comunisti e anarchici erano pronti alla difesa in armi, ma la posizione accorta del sindaco Terzi e la condotta della forza pubblica confinavano lo scontro tra quest'ultima e gli assalitori nella piazza antistante la stazione ferroviaria, evitando più gravi conseguenze. Ai primi colpi da parte fascista che colpivano, esplosi quando ancora era in atto un negoziato verbale tra le parti, rispondevano i militari cagionando 5 morti e mettendo in fuga gli aggressori, che subivano altre perdite ad opera dei contadini incontrati durante la ritirata. L'atteggiamento delle forze dell'ordine a protezione delle autorità cittadine, comportamento anomalo in quella fase di crisi dello stato liberale, unitamente alla determinazione sarzanese a respingere l'aggressione, spiazzò e disperse il drappello fascista, mentre l'accaduto suggerì a Mussolini  di accelerare i tempi per la firma del patto di pacificazione  con il Psi siglato a Roma il 3 agosto seguente. I partigiani che condussero sulle montagne sopra Sarzana la lotta di Liberazione si definirono da subito "figli del 21 luglio", e Sandro Pertini ebbe a dire, in relazione a quei fatti:
"se tutte le città avessero fatto come Sarzana, il fascismo non sarebbe passato"

LO SPETTACOLO
Lo spettacolo ricostruisce in una dimensione narrativa corale il contesto sociale e politico di quegli anni: dal biennio rosso alle serrate, dalle prime "spedizioni punitive" fasciste alla scissione del Partito Socialista con la conseguente nascita del Partito Comunista d'Italia, dall' arditismo popolare  ai Comitati di difesa proletaria. La drammaturgia, strutturata partendo dai documenti  originali, dalle interviste ai pochissimi testimoni di quei giorni ancora in vita e dalla stampa  dell'epoca,  sottolinea l'aspetto emblematico dei fatti di Sarzana spostando continuamente il fuoco di attenzione dalla dimensione locale a quella nazionale. La scena è abitata esclusivamente dagli attori che attraverso relazioni dinamiche nello spazio e pochi segni distintivi evocano personaggi, situazioni e luoghi, fisici ed emotivi.
Sono le parole che Antonio Gramsci scrive su Ordine Nuovo nel luglio 1921 il terreno su cui il racconto scenico è organizzato e sviluppato:
"Nei 365 giorni dell'anno 1920, 2500 italiani (uomini, donne, bambini e vecchi) hanno trovato la morte nelle vie e nelle piazze, sotto il piombo della pubblica sicurezza e del fascismo. Nei trascorsi 200 giorni di questo barbarico 1921 circa 1500 italiani sono stati uccisi dal piombo, dal pugnale, dalla mazza ferrata del fascista, circa 40.000 liberi cittadini della democratica Italia sono stati bastonati, storpiati, feriti; circa 20.000 altri liberissimi cittadini della democraticissima Italia sono stati esiliati con bandi regolari, o costretti a fuggire con le minacce dalle loro sedi di lavoro e vagolano per il territorio nazionale, senza difesa, senza impiego, senza famiglia; circa 300 amministrazioni comunali elette col suffragio universale sono state costrette a dimettersi; una ventina di giornali socialisti, comunisti,
32repubblicani, popolari, sono stati distrutti; 15 milioni di popolazione italiana dell'Emilia, del Polesine,  della Toscana, dell'Umbria, del Veneto, della Lombardia sono stati tenuti permanentemente sotto il dominio di bande armate, che hanno incendiato, che hanno saccheggiato, hanno bastonato impunemente, hanno violato i domicili, hanno insultato le donne e i vecchi, hanno ridotto alla fame e alla disperazione centinaia di famiglie, hanno calpestato tutti i sentimenti popolari,  hanno fatto impazzire per il terrore e morire dei bambini e dei vecchi. Tutto questo è stato permesso dalle autorità ufficiali, è stato o taciuto o esaltato dai giornali; una pazzia collettiva pare avere invaso la classe dirigente, il Parlamento, i governi. Tutta questa gente pensava che la vita nazionale potesse normalizzarsi secondo il ritmo fascista; che nessuna reazione, né psicologica, né fisica, dovesse fermentare nella popolazione in tal modo tormentata, avvilita, schiacciata." (A.Gramsci)

Il finale dello spettacolo, che ha una durata complessiva di un'ora e 15 minuti, prevede una proiezione video di circa 8 minuti che ci riporta improvvisamente dall'avvento del fascismo nel 1922 ai numerosi quanto sconcertanti episodi di matrice neofascista che continuano a verificarsi nel nostro paese e non solo negli stadi ma nei programmi televisivi, nelle piazze, fino alle chiese e le istituzioni.
E stupisce ogni volta riascoltare le parole di Pasolini che abbiamo scelto come chiusura dello spettacolo:
"..il regime oggi è un regime democratico però quella omologazione che il fascismo non è riuscito ad ottenere il potere di oggi, ovvero la civiltà dei consumi, ottiene perfettamente togliendo realtà ai vari modi di essere uomini che l'Italia ha prodotto storicamente in modo assai differenziato. Questa omologazione sta distruggendo l'Italia e allora posso dire che oggi il fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi . La distruzione di questo paese è avvenuta così rapidamente che non ce ne siamo accorti. Una specie di incubo risvegliandoci dal quale oggi ci guardiamo d'intorno e ci accorgiamo che non c'è più niente da fare.." (P.P.Pasolini)

BlancaTeatro
ringrazia per la preziosa collaborazione:

Archivi della Resistenza Circolo Edoardo Bassignani, Andrea Ventura per la sua tesi di Laurea e Umberto Giampaolo per l'insostituibile direzione tecnica.

 

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