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Conosci i fratelli Cervi?

cervi 19

"CONOSCI I
FRATELLI CERVI?"

dopo un raccolto ne viene un altro

a cura di Virginia Martini, Antonio Branchi, Matteo Procuranti
una produzione BlancaTeatro - Occupazioni Farsesche - Archivi della Resistenza
La vicenda dei fratelli Cervi, medaglia d'argento al valore militare, è una delle più significative ed emblematiche della Resistenza Italiana.
Simbolo della lotta antifascista, i sette contadini emiliani - Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore - fucilati il 28 dicembre 1943 a Reggio Emilia, ha rappresentano una pagina tragica e insieme fondante della storia d'Italia.
Eppure oggi troppe persone, tra cui moltissimi giovani, ne hanno perso memoria.
Magari in casa, senza neppure saperlo, hanno una copia di quel piccolo libro, in termini di dimensioni, dal titolo “I miei sette figli” firmato Alcide Cervi.
Ma sta probabilmente in uno scaffale troppo in alto, tra i libri di un'altra generazione.
L'utilizzo non contaminato di un testo è un percorso inconsueto per BlancaTeatro che solitamente struttura drammaturgie autonome ma in questo caso abbiamo voluto fortemente che le parole semplici, concrete, potenti perché ancora così attuali, di Alcide Cervi restassero il centro dell'intervento.
Da questa volontà nasce questo breve viaggio teatrale che in modo semplice ricostruisce la storia della famiglia Cervi all'interno del contesto di quell'Italia contadina che si trovò ad affrontare l'avvento del fascismo, poi la guerra e infine gli anni della costruzione democratica del paese.
Una famiglia quella dei Cervi la cui storia si intreccia a quella di tante altre famiglie contadine che in Italia e in Europa hanno lottato e operato per la propria emancipazione da secolari forme di oppressione.
Infatti la vicenda storica della famiglia Cervi parte dalla terra, “contadini di scienza” sono stati definiti. cervi 20
Nella loro casa, oggi trasformata in museo, a Gattatico in provincia di Reggio Emilia, è possibile percepire da subito questo carattere agricolo della loro identità: un luogo di memoria e di studio calato nella campagna coltivata, che ci parla di loro e del mondo contadino di cui facevano parte.
All’inizio del ‘900 la vita nei campi era dura e ai limiti della sopravvivenza, specialmente per quei contadini che non possedevano la terra che lavoravano.
Era molto diffusa, infatti, la mezzadria: secondo questo contratto, gli agricoltori svolgevano tutto l’anno il proprio lavoro, per poi consegnare al padrone della terra la metà (spesso era una percentuale maggiore) dei raccolti.
I mezzadri, per di più, erano costretti a trasferirsi molto spesso da un podere all’altro, senza mai la possibilità di costruire un futuro stabile per sé e per i propri figli.
Anche i Cervi erano stati mezzadri per lungo tempo come tantissime altre famiglie contadine in tutta Italia.
E proprio da qui si sviluppò la loro scelta consapevole: con “il cervello e la volontà”, il loro impegno per la giustizia si trasferirà dal lavoro nei campi alla politica, dalla stalla alla piazza.
Quando, il 25 Luglio 1943, cadde il fascismo la famiglia Cervi offrì per festeggiare una pastasciutta a tutto il paese.
Per rendere omaggio a quel bel momento di gioia condivisa anche noi cuciniamo per tutta la durata dell'intervento pasta al pomodoro che verrà offerta al pubblico alla fine della lettura scenica.
Il tavolo su cui cuciniamo è l'unico elemento di scena, non c'è scenografia né si prevede un piano luci.
Si tratta di un lavoro costruito per essere fatto davvero ovunque, case, cantine, sale e salotti, garage, circoli, aule, cortili.
Non è adatto ai teatri di grandi, ha bisogno di spazi piccoli in cui sia possibile raccontare guardando negli occhi chi si ha davanti, in cui oltre alle parole siano condivisibili gli odori ed anche i pensieri.
Il gioco teatrale fa esercizi di memoria.
Aiuta a capire, a comprendere, a non dimenticare.
E di conseguenza a prendere posizione.
Il nostro sta diventando a ritmi acceleratissimi un paese di ignoranti immemori.
Il paese degli happy hours e del grande fratello.
Dove si compra tutto, pure la fiducia.
Per questo si preferirebbe oggi che i teatranti si occupassero di altro, che si mettessero al servizio di botteghini e produttori, che si concentrassero sulla forma più che sulla sostanza.
Che si vendessero per un teatrino da gestire o qualche euro messo a bando.
Quella contro lo svuotamento delle nostre menti è una guerra che va combattuta senza tregua.
Le armi a nostra disposizione sono le parole.
Come direbbe il filosofo francese Brice Parain:
parole piene come pistole cariche.

Dedichiamo questo nostro viaggio ad un compagno ed amico, Adelmo Cervi.

L’arte non può essere costretta ma chissà che gli artisti del canto, della musica e della scrittura possano trovare qui ispirazione per il loro talento,
per ricordare i nostri caduti e per difendere e praticare quei valori che possono unire gli Italiani e che ci permettano di ritrovare il nostro Rinascimento culturale

Nello Quartieri, comandante partigiano, nome di battaglia “Italiano

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